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Intervista Eroica

L’emozione della mitica corsa raccontata da un protagonista

Intervista a D. I., professore di lettere ed amante dell’Eroica, protagonista delle ultime tre edizioni della cicloturistica storica su strade bianche, con partenza da Gaiole, che ogni anno porta nel Chianti migliaia di appassionati da tutto il mondo.Grazie a questo inganno la Repubblica di Firenze si aggiudicò una fetta di territorio ben più ampia di quanto andò a qu

Quante volte ha partecipato all’Eroica e quali percorsi ha fatto?

Ho partecipato tre volte ed ho sempre fatto il percorso più breve, quello da 46 km. Quest’anno volevo provare il 75 ma il giorno prima ho accusato un dolore alla schiena e non ce l’ho fatta…

Quali sono le sensazioni più forti durante la corsa?

Innanzitutto la fatica, poi la sensazione di appartenere a qualcosa di più grande, anche un po’ un senso di fratellanza con tutti gli altri corridori. C’è grande rispetto tra chi partecipa all’Eroica. Anche il senso estetico perché piano piano inizi ad amare le biciclette e a guardarle con altri occhi e quando poi ti trovi davanti ad una Wilier Triestina ramata ti si apre il cuore.

Quali le emozioni una volta giunti al traguardo?

Arrivare al traguardo è bello, perché concludi qualcosa, perché alla fine hai dato un senso a tutta quella fatica. È bello anche vedere gli altri arrivare al traguardo, fermarsi lì e vedere questa gente meravigliosa che arriva, devastata da 200 km, che magari ha 70, 75 anni, oppure giovane, giovanissima. Devo dire che c’è un grande senso di partecipazione e di ammirazione verso chi corre questa gara.

Quali consigli si sente di dare a chi vuole fare l’Eroica per la prima volta?

Allenarsi, cominciare magari con quella breve e poi vedere dove si vuole arrivare, poi però anche viverla con lo spirito giusto, non è una gara competitiva ma è una celebrazione della bici.

Quanto conta la cornice del Chianti per chi pedala?

Il Chianti è tutto, ad esempio la salita di Brolio e il pezzo subito dopo che porta giù a Pianella in mezzo alle vigne sono una cosa di rara bellezza, è quasi un onore poter andare in bici da quelle parti.

Ci sono molte salite, è vero che rappresentano la sfida più bella per i ciclisti?

La sensazione che si prova in salita è il massimo per un ciclista secondo me, è proprio bella fisicamente, difficile da descrivere ma c’è un misto di soddisfazione e anche di libidine fisica… la salita è il massimo. Io non sopporto invece i tratti piani, ma per fortuna l’Eroica è piena di salite fantastiche tra le quali ricorderei la salita di Brolio, che mi dicono che se fatta la mattina alle cinque è una delle cose più spettacolari dell’Eroica considerato che è buio, si sente solo il rumore delle biciclette e si vedono solo le torce lungo la strada. Poi la salita che porta su a Volpaia, altra salita veramente impegnativa e di grande impatto.

Pensa di rifarla anche l’anno prossimo?

Sicuramente, vorrei allungare questa volta, finalmente, credo di essere pronto per affrontare Eroiche più importanti, magari la 75 che è sempre una gara impegnativa. Mi piacerebbe anche partecipare a qualche Eroica in Europa, come l’Eroica Hispania e l’Eroica Britannia, tanto per cominciare. Poi in futuro sarebbe bellissimo partecipare all’Eroica Giappone, che tutti mi dicono essere un’esperienza strepitosa.

Se dovesse descrivere l’Eroica in due parole?

Una delle più belle definizioni che ho sentito dare dell’Eroica è che l’Eroica è un po’ come la Woodstock del ciclismo.

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